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23/11/2009 - 08h27
Para Tarso, Itália mostra que caso Battisti é político
da Agência Folha
O ministro da Justiça, Tarso Genro, disse ontem que as declarações de autorida des italianas pela extradição do terrorista Cesare Battisti mostram que o caso "é político" e poderão abrir uma brecha para um novo pedido de refúgio.
"Nosso papel [do Ministério da Justiça] já terminou. A não ser que o advogado dele queira, em face das últimas declarações de ministros italianos, fazer um novo pedido de refúgio com novos fundamentos."
Segundo Tarso, o "interesse especial demonstrado por uma parte do governo italiano" na extradição é político.
Battisti foi condenado em 1988 à prisão perpétua, na Itália, por quatro assassinatos nos anos 1970, quando integrava o grupo de extrema esquerda Proletários Armados pelo Comunismo. Para a Justiça italiana, foram crimes comuns.
Em janeiro, o terrorista recebeu do governo brasileiro o status de refugiado político, que foi derrubado pelo STF (Supremo Tribunal Federal).
Na semana passada, Tarso afirmou que há "crescimento preocupan te do fascismo em parte da população italiana". O presidente do Senado italiano, Maurizio Gasparri, classificou a declaração como "patetice".
Ontem, Tarso criticou o STF por ter julgado se Battisti poderia ou não ser extraditado, mas elogiou a decisão que devolveu ao presidente Luiz Inácio Lula da Silva a decisão sobre o caso.
Ontem, Lula se esquivou de opinar sobre o caso: "Não recebi sequer a decisão [do STF]. Quando eu receber, vou tomar a decisão. Todo mundo já deu palpite no caso Battisti, agora a decisão é minha. Na hora que eu tiver, eu digo pra vocês". |
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Battisti, verso un secondo asilo?
Il ministro della Giustizia brasiliano, Tarso Genro, ha dichiarato che «Battisti è libero di presentare nuovi fondamenti per una seconda richiesta di asilo politico in Brasile» spiegando che i suoi legali potrebbero formulare «nuova rich  iesta di asilo, sulla base delle recenti esternazioni di alcuni ministri italiani, che confermano che il caso è politico e che almeno una parte del governo italiano ha tutto l'interesse ad avere Battisti sul suo territorio».
Frattanto l’ex militante ha sospeso lo sciopero della fame che stava portando avanti da 10 giorni, come «gesto di fiducia nei confronti del presidente Lula», secondo quanto ha dichiarato il senatore Eduardo Suplicy. |
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Dopo il via libera del Tribunale all'estradizione dell'ex terrorista in Italia la difesa studia come farlo restare in Brasile. L'ultima parola al presidente
Battisti, la scelta difficile di Lula le ipotesi: persecuzione o caso umanitario
dal nostro inviato OMERO CIAI
BRASILIA - Il presidente del Brasile ha riunito i suoi consiglieri giuridici già ieri sera, pochi minuti dopo la conclusione dell'udienza dell'Alta Corte a Brasilia, per valutare l'impatto di una sentenza che ha censurato il ministro della Giustizia dando il via libera del potere giudiziario all'estradizione di Cesare Battisti. La sentenza del Tribunale Supremo concede al Capo dello Stato l'ultima parola perché la vicenda Battisti è comunque un caso di estradizione che riguarda anche la politica estera del Brasile e, in questo campo, le decisioni spettano, com'è ovvio nella separazione di poteri, all'esecutivo. Il suo vicepresidente, José Alencar, ha detto: "Fossi in lui, accetterei la sentenza della Corte Suprema". La normativa all'interno della quale Lula ha la possibilità di muoversi è quella del Trattato di estradizione sottoscritto da Italia e Brasile. Per intenderci egli non può confermare l'asilo politico concesso da un ministro del suo governo perché già dichiarato "illegale" dal Tribunale ma potrebbe utilizzare le eccezioni del Trattato dove queste stabiliscono le ragioni per le quali il Capo dello Stato ha facoltà di bloccare un processo di estradizione avallato dal massimo potere giudiziario. Il passaggio è stretto e impervio. Una possibilità, forse l'unica concessa dal Trattato, sarebbe quella della "persecuzione politica". Ovvero, il Capo dello Stato può non estradare nel caso in cui sia manifesto il rischio di persecuzione per ragioni politiche. Come, ma non è il caso di Battisti, se ci fossero manifesti rischi di persecuzione per ragioni etniche, di razza o di genere. E su questo è iniziata subito dopo la sentenza l'offensiva della difesa di Battisti che pensa di utizzare alcune affermazioni, un po' troppo sopra le righe, fatte da ministri ed esponenti di primo piano del Popolo delle Libertà.
L'altra speranza per Cesare Battisti di evitare l'estradizione è la cosiddetta "soluzione umanitaria". Ipotesi che - dicono alcuni esponenti del governo - non piacerebbe affatto al presidente Lula ma che potrebbe diventare inevitabile se l'ex terrorista italiano dovesse insistere a lungo nello sciopero della fame. E' quest'ultimo scenario quello che preoccupa di più. Se Battisti, la sua difesa, e i deputati che lo sostengono dovessero scegliere la carta della drammatizzazione, la posizione del presidente potrebbe farsi sempre più incerta e il costo politico sempre più alto. Non c'è in questo momento in Brasile un movimento dell'opinione pubblica a favore di Battisti e contrario alla sua estradizione. Ma lo scenario potrebbe mutare.
In ogni caso è probabile che il presidente brasiliano attenda, prima di fare qualsiasi scelta, la pubblicazione ufficiale della sentenza emessa ieri sera dalla Corte Suprema. Per questo possono trascorrere anche due mesi. Dunque gennaio, quando il ministro della Giustizia Tarso Genro si dimetterà dal governo per presentarsi candidato all'elezione di governatore nello Stato di Rio Grande do Sul. Senza "l'irresponsabile" Genro - fin dall'inizio di questa vicenda fonti del palazzo della presidenza hanno rivelato l'irritazione di Lula per un atto, la concessione dell'asilo politico, ritenuto come minimo "un po' avventato" - il presidente sarà più libero di controfirmare l'estradizione?
Repubblica (19 novembre 2009) |
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Missione Confindustria in Brasile Serve graduale riduzione dazi
Repubblica — 10 novembre 2009 sezione: ECONOMIA
ROMA - L' Italia chiede al Brasile «che si vada nella direzione di un graduale abbassamento dei dazi doganali che ancora sono molto alti, soprattutto sui beni di consumo». Lo ha detto il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, in Brasile per guidare assieme al ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, la missione delle imprese italiane. «Proprio perché i nostri Paesi sono amici chiediamo che si vada nella direzione di un calo dei dazi», ha detto Marcegaglia spiegando che ciò dovrebbe avvenire «nell' ambito degli accordi per il Doha Round o nelle trattative tra Mercosur e Ue. Chiediamo - ha ripetuto - che si possa andare nella direzione della riduzione delle barriere doganali che limitano molto la possibilità di rendere le nostre due economie ancora più vicine».
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